SoloLibri.net intervista Rosalia Messina su “Morivamo di freddo”

La famiglia si può immaginare come una ragnatela, un fiore, una tomba, una prigione, un castello”. Rosalia, per quale motivo ha scelto come esergo del testo una frase dello psichiatra scozzese Robert David Laing?

Perché ritengo la famiglia il nodo centrale della vita di ciascuno di noi, a partire dal quale si sviluppano i nostri percorsi e da cui può nascere benessere come malessere. In ogni storia, anche in quelle in cui l’attenzione del narratore non è focalizzata sulla famiglia, il passato, l’infanzia, le figure genitoriali, i rapporti con fratelli e sorelle costituiscono ingredienti a dosaggio variabile ma ineliminabili. Del resto una grande attenzione alla famiglia si riscontra in molte opere di recente pubblicazione. Cito – ma sono solo esempi, se ne potrebbero ricordare altre – L’ultima famiglia felice di Simone Giorgi e La tristezza ha il sonno leggero di Lorenzo Marone. Giusto per restare in Italia, se poi volessimo gettare lo sguardo oltre oceano, un titolo per tutti: Le correzioni di Jonathan Franzen. E tutti i romanzi di Anne Tyler.
[leggi l’intervista completa su SoloLibri.net]
[“Morivamo di freddo” sul sito di Durango]

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